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Chi è responsabile della formazione sulla sicurezza in azienda? Ruoli e obblighi spiegati chiaramente

📅 10 Agosto 2026✍️ di Mattia Salviati⏱️ 6 min di lettura

In azienda la formazione sulla sicurezza non è un orpello burocratico: è il modo più concreto per ridurre infortuni e contenziosi. Dopo anni da ispettore in una società di gestione rifiuti, e ora nello sviluppo di strumenti digitali per la valutazione dei rischi, la domanda che mi sento fare più spesso è sempre la stessa: chi è davvero responsabile della formazione? Qui metto in fila ruoli, obblighi e passaggi pratici per evitare errori costosi.

Perché la responsabilità non è “di tutti” ma ha un titolare

La responsabilità ultima ricade sul datore di lavoro. Lo dice chiaramente il D.Lgs. 81/2008: la formazione deve essere garantita, adeguata e periodicamente aggiornata. Alcune attività possono essere delegate a dirigenti o figure interne, ma il dovere di vigilare e assicurare che la formazione avvenga resta in capo al datore di lavoro.

Tradotto sul piano operativo: se un lavoratore non formato si fa male, non basta dire “avevo incaricato il capo reparto di pensarci”. Servono prove documentali (piani, registri, attestati) e un sistema di controllo reale, non solo sulla carta.

Aggiungo un punto spesso trascurato: la formazione va erogata durante l’orario di lavoro o retribuita e non può comportare costi per i lavoratori. Anche questo è un obbligo, non una scelta.

Chi fa cosa: datore di lavoro, RSPP, dirigenti e preposti

Datore di lavoro. Stabilisce il budget, approva il piano formativo e verifica che le scadenze siano rispettate. Se delega, lo fa per iscritto, con poteri organizzativi e di spesa effettivi, e mantiene un controllo periodico.

RSPP (interno o esterno). Analizza i rischi e traduce le criticità in un percorso formativo per ciascuna mansione. È il regista tecnico dei contenuti: attrezzature, agenti chimici, spazi confinati, lavori in quota, procedure di emergenza.

Dirigenti. Organizzano la formazione a livello di reparto: convocano il personale, pianificano sostituzioni per non fermare la produzione, verificano gli esiti. Se mancano persone a un corso, lo segnalano e ripianificano subito.

Preposti. Sovrintendono le attività quotidiane e controllano che quanto appreso venga applicato. Con la riforma più recente, la loro formazione è rafforzata e l’aggiornamento è almeno biennale. Se vedono comportamenti insicuri, intervengono e informano il dirigente.

RLS. Viene consultato nella programmazione; può proporre temi e segnalare lacune emerse tra i colleghi. Non è “il responsabile della formazione”, ma è una sentinella utile.

Medico competente. Integra i contenuti su rischi specifici (rumore, vibrazioni, agenti chimici/biologici) e coordina l’informazione sanitaria. Nei casi di idoneità con prescrizioni, contribuisce a tarare la formazione pratica.

Ufficio HR/Amministrazione. Gestisce registri, scadenziari, attestati e contratti con i fornitori. Se ben impostato, è il metronomo che evita dimenticanze.

Chi può erogare i corsi e come documentarli

I corsi possono essere svolti da docenti interni o esterni, ma con requisiti dimostrabili: competenza nella materia, esperienza didattica e aggiornamento periodico. Gran parte dei contenuti, delle ore minime e delle modalità sono definite dall’Accordo Stato-Regioni 2011 e successivi aggiornamenti.

E-learning? Utile per moduli teorici e aggiornamenti, a patto che la piattaforma tracci accessi, tempi e test di apprendimento. Per ruoli critici (preposti, lavori in quota, attrezzature) la parte pratica in presenza resta imprescindibile.

Documentazione minima che non deve mancare: programma del corso firmato dal docente, registro presenze con orari, prove di apprendimento, attestati nominativi, materiali distribuiti e, quando serve, verbali di addestramento con evidenza delle prove pratiche.

Un dettaglio spesso sottovalutato: indicare sempre la mansione e il rischio a cui si riferisce il corso. L’attestato “generico” vale poco in caso di ispezione o infortuni.

Casi reali: cosa succede quando la formazione è un pro forma

Mi è capitato di recente, in un impianto di selezione rifiuti, di trovare turnisti spostati al reparto presse senza addestramento pratico sulla macchina. In un mese, tre quasi-infortuni: guanti strappati e un schiacciamento evitato per pochi centimetri. L’azienda esibiva attestati di “formazione generale” e “specifica – rischio alto”, ma nessuna evidenza sull’addestramento alla pressa e sulle procedure LOTO.

Abbiamo mappato i ruoli reali, incrociato turni e mansioni, e in due settimane organizzato sessioni pratiche con il manutentore senior come co-docente. Risultato: procedure semplificate, check-list di avvio e fermo, e preposto che fa una verifica a sorpresa ogni venerdì. Non abbiamo atteso l’infortunio per sistemare la carta.

Un’altra volta, in un servizio di raccolta porta a porta affidato in appalto, ho trovato operatori con aggiornamenti scaduti da oltre un anno. La capofila scaricava la colpa sul subappaltatore. Ricordo che la verifica dell’idoneità tecnico-professionale degli appaltatori include anche la formazione: chi affida i lavori deve pretendere evidenze aggiornate e inserirlo nel DUVRI. Senza quel controllo, in caso di incidente, le responsabilità si allargano.

Come mettersi a norma in 30 giorni

  • Giorni 1-5: censisci personale e mansioni reali. Non solo job title: chi usa cosa, dove e quando.
  • Giorni 3-7: estrai i rischi dal DVR e collega a ogni mansione i moduli formativi necessari.
  • Giorni 5-10: costruisci lo scadenziario (nuovi assunti, cambio mansione, aggiornamenti) e nomina per iscritto il responsabile operativo del piano.
  • Giorni 8-15: scegli docenti qualificati e blocca le date. Prevedi slot pratici su attrezzature critiche.
  • Giorni 10-20: prepara registri, test, verbali di addestramento. Standardizza i modelli: meno errori, più velocità.
  • Giorni 15-25: eroga i corsi prioritari (reparti a rischio maggiore, preposti, nuovi assunti).
  • Giorni 20-28: verifica l’efficacia sul campo con osservazioni brevi; correggi procedure poco chiare.
  • Giorni 25-30: chiudi la documentazione, aggiorna lo scadenziario e pianifica i richiami automatici.

Errori frequenti da evitare

  • Corso “fotocopia” per tutti: la formazione deve essere coerente con rischi e mansioni.
  • Affidarsi solo all’e-learning per ruoli critici: senza pratica, la competenza resta teorica.
  • Dimenticare preposti e capi-turno negli aggiornamenti: la loro ricaduta operativa è decisiva.
  • Trascurare interinali e appaltatori: vanno inclusi nel perimetro e nei controlli documentali.
  • Attestati senza tracciabilità: mancanza di registri, firme e programmi mette a rischio in caso di ispezione.

Domande ricorrenti, risposte secche

Chi paga la formazione? L’azienda. Al lavoratore non può essere addebitato nulla.

Quando formare i nuovi assunti? Prima dell’avvio dell’attività o contestualmente, ma mai lasciandoli soli su attività a rischio senza addestramento pratico.

Ogni quanto aggiornare? Dipende dal ruolo e dai rischi. Per i lavoratori e i dirigenti l’aggiornamento è periodico; per i preposti la frequenza è più serrata. Se cambiano mansioni, attrezzature o processi, si aggiorna subito.

Chi firma gli attestati? Il soggetto formatore con il docente. Il datore di lavoro conserva e verifica la completezza.

Il punto che fa la differenza

La catena è semplice: il datore di lavoro garantisce e controlla, l’RSPP progetta, i dirigenti organizzano, i preposti presidiano sul campo. Se uno solo di questi anelli salta, la formazione diventa carta. Io, quando entro in un’azienda, chiedo tre cose: scadenziario aggiornato, verbali di addestramento sulle attrezzature chiave, evidenza delle verifiche dei preposti. Se ci sono, il resto si sistema in fretta; se mancano, so già dove cercare i prossimi incidenti mancati.

Non servono manuali infiniti: servono ruoli chiari, evidenze solide e coraggio di fermare una lavorazione se chi la svolge non è formato. È una scelta di responsabilità, ma anche di efficienza: una squadra competente lavora meglio, spreca meno e si fa meno male. Questo, alla fine, è l’unico KPI che conta.

Mattia Salviati

Ha lavorato come ispettore presso una società di gestione rifiuti, affrontando casi di contaminazione ambientale e realizzando campagne informative sui corretti comportamenti in tema di sicurezza. Collabora oggi allo sviluppo di strumenti digitali per la valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro.

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