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Formazione preposti e dirigenti: perché una preparazione specifica riduce le sanzioni

📅 27 Agosto 2026✍️ di Emanuele Bortolato⏱️ 5 min di lettura

Mi trovo spesso a parlare con titolari di piccole aziende che affrontano un controllo della Asl con una certa apprensione. Ricordo in particolare un artigiano che gestisce un laboratorio alimentare: durante l’ispezione, l’organo di controllo ha riscontrato criticità nella gestione del rischio chimico e nella documentazione della formazione dei suoi preposti. Il risultato? Una sanzione considerevole e l’obbligo di implementare procedure che avrebbe potuto evitare con una preparazione mirata. Quella conversazione mi ha spinto a riflettere su quanto sia decisivo investire in una formazione specifica per preposti e dirigenti, non solo dal punto di vista della conformità normativa, ma come strumento concreto per ridurre il rischio di sanzioni amministrative.

La normativa sulla sicurezza sul lavoro in Italia è articolata e complessa. Il Decreto Legislativo 81/2008|D.Lgs. 81/2008 affida ai dirigenti e ai preposti responsabilità ben definite nella gestione della prevenzione e della protezione dai rischi. Tuttavia, molte realtà aziendali, specialmente quelle di piccole dimensioni, affrontano questa sfida senza la giusta consapevolezza degli obblighi specifici che derivano da queste figure. Non si tratta solo di conoscere astrattamente le norme, ma di comprendere come tradurle in azioni concrete, quotidiane, che riducono davvero l’esposizione al rischio.

Quando accompagno un’azienda durante i controlli ufficiali, noto spesso una frattura tra ciò che è stato formalizzato su carta e ciò che accade effettivamente in produzione. Questa distanza è frequentemente imputabile a una formazione insufficiente o troppo teorica di chi dovrebbe implementare e supervisare le procedure. Un preposto che non ha ricevuto una preparazione specifica sulla valutazione dei rischi chimici, per esempio, difficilmente riuscirà a garantire il corretto uso dei dispositivi di protezione individuale o a identificare situazioni di pericolo che emergono durante la lavorazione.

Gli obblighi concreti di preposti e dirigenti

Il dirigente è colui che ha responsabilità organizzative e gestisce la prevenzione a livello strategico. Il preposto, invece, è la figura che sovrintende all’attività lavorativa e verifica il rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza. Entrambi devono possedere competenze specifiche che vanno oltre la semplice conoscenza delle leggi. Devono saper leggere una valutazione dei rischi, interpretare i dati di monitoraggio ambientale, comunicare efficacemente con i lavoratori, e soprattutto, riconoscere quando una situazione richiede un intervento immediato.

Ho visto aziende in cui il preposto non era in grado di spiegare ai suoi collaboratori il significato delle etichette sui prodotti chimici, né poteva identificare quale misura di controllo fosse più appropriata in un dato contesto. Questa lacuna non è innocua: rappresenta un ponte diretto verso le violazioni normative e le sanzioni. Le autorità di controllo, quando esaminano un’azienda, verificano immediatamente se il preposto conosce effettivamente le procedure e se riesce a comunicarle ai lavoratori con consapevolezza e autorevolezza.

La formazione specifica interviene proprio su questo punto critico. Non è una mera adempienza burocratica, ma uno strumento che dota queste figure dei mezzi per agire consapevolmente. Un dirigente ben formato sa come strutturare un sistema di prevenzione scalabile sulla realtà aziendale; un preposto ben preparato sa riconoscere e segnalare le criticità prima che diventino non conformità ufficiali.

Come la preparazione riduce le sanzioni

Le sanzioni amministrative in materia di sicurezza e igiene del lavoro variano da poche centinaia fino a decine di migliaia di euro, a seconda della gravità e della tipologia della violazione. Ma esiste una dinamica che spesso sfugge ai piccoli imprenditori: il livello di organizzazione aziendale influisce sulla misura della sanzione. Se un’azienda dimostra di aver adottato misure organizzative robuste, compresa una formazione sistematica dei preposti, l’autorità di controllo tenderà a considerare più favorevolmente la situazione, anche in caso di irregolarità riscontrate.

In pratica, ho accompagnato realtà che avevano commesso errori nella documentazione o nella procedura, ma che potevano esibire una traccia documentale chiara della formazione continua dei loro preposti. In questi casi, le sanzioni sono state significativamente ridotte o, in alcuni casi, è stata proposta la regolarizzazione attraverso piani di adeguamento concordati. La differenza risiede nella capacità dell’azienda di dimostrare “l’impegno organizzato” verso la conformità.

Quando un preposto è formato in modo specifico, inoltre, aumenta la probabilità che identifichi e segnali le criticità in fase iniziale, prima che si trasformino in violazioni conclamate. Ho visto preposti ben preparati che hanno autonomamente riorganizzato gli spazi di stoccaggio dei materiali chimici, aggiornato le schede di sicurezza o implementato controlli visivi sui DPI, semplicemente perché possedevano la consapevolezza necessaria per riconoscere il problema.

L’investimento che ripaga nel tempo

Molti titolari considerano la formazione come un costo. In realtà, è un investimento che si rivela particolarmente conveniente se visto attraverso la lente della riduzione del rischio sanzionatorio e della diminuzione degli infortuni. Una preparazione iniziale seguita da aggiornamenti periodici crea una cultura della sicurezza che permea l’intera azienda. I lavoratori percepiscono che la sicurezza non è una cortesia, ma una responsabilità gestita con serietà dalle figure di comando.

Nel corso degli anni, ho accompagnato laboratori artigianali che hanno intrapreso percorsi di formazione strutturati per i loro preposti. Gli effetti sono stati misurabili: riduzione degli infortuni, minore conflittualità con le autorità di controllo, maggiore efficienza operativa perché i processi di prevenzione sono integrati nel lavoro quotidiano, non sovrapposti ad esso. E, cosa non trascurabile, la riduzione delle sanzioni è stata consistente, spesso sufficiente a ripagare rapidamente l’investimento formativo.

La formazione specifica di preposti e dirigenti non è dunque una scatola di adempimenti formali. È il modo in cui un’azienda comunica alle autorità, ai propri dipendenti e a sé stessa di aver scelto di gestire consapevolmente i rischi. E quando questa consapevolezza diventa strutturata e documentata, le sanzioni diminuiscono naturalmente, perché diminuisce la violazione delle norme o perché, qualora riscontrata, l’azienda ha i mezzi per dimostrare il suo impegno verso la conformità. In fondo, è la stessa lezione che ho imparato dal mio artigiano: non è il controllo a ridurre le sanzioni, è la preparazione.

Emanuele Bortolato

Si è dedicato alla consulenza per laboratori artigianali, aiutando i titolari ad adottare procedure di autocontrollo e formazione sul rischio chimico. Ha affiancato realtà familiari durante i controlli ufficiali, traducendo la normativa in pratiche facilmente applicabili.

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