Utilizzo di scale portatili in azienda: la regola applicabile anche a uso occasionale

In vent’anni di lavoro sul campo, prima come ispettore e poi sviluppando strumenti di valutazione dei rischi, ho visto crescere enormemente la confusione intorno all’uso delle scale portatili in azienda. La domanda che ricevo più spesso è sempre la stessa: “Ma se uso la scala solo occasionalmente, mi serve comunque fare tutto questo?”
La risposta è semplice e diretta: sì, categoricamente sì. E voglio spiegarvi perché, partendo da un caso che mi è capitato di recente in una piccola azienda di trasformazione alimentare.
L’equivoco della “scala occasionale”
Mi è capitato di recente di ispezionare un’azienda dove il responsabile della manutenzione usava una scala portatile appoggiata al muro una volta al mese, giusto per raggiungere i filtri dell’impianto di climatizzazione. Mi disse: “Mattia, non mi dire che devo fare tutti quei corsi di sicurezza per cinque minuti di lavoro al mese.”
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Pulizia delle celle frigorifere: la frequenza raccomandata per evitare irregolarità durante le ispezioniHo dovuto spiegargli che la legge non distingue tra uso frequente e uso occasionale. La Normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro italiana, in particolare il decreto legislativo 81/2008, stabilisce obblighi chiari per qualsiasi attività su scale portatili, indipendentemente da quanto spesso vengono utilizzate.
Questo è il primo errore che commettono le piccole aziende: pensare che la sicurezza sia proporzionale alla frequenza. Non è così. Un infortunio accaduto durante un’operazione “occasionale” è comunque un infortunio, con le stesse conseguenze legali e umane.
Cosa prevede davvero la normativa
La legge è chiara: ogni lavoratore che utilizza una scala portatile deve ricevere una formazione adeguata, indipendentemente dalla frequenza. Non è necessario un corso di giorni, ma una formazione specifica sì.
Negli ultimi anni ho visto migliorare molto la consapevolezza su questo tema, ma persistono degli errori operativi che potrei evitare vedessero tante più aziende come quella che ho seguito dopo quell’ispezione.
I punti fondamentali sono tre. Primo: la scala deve essere conforme alle norme tecniche (niente scale improvvisate o modificate). Secondo: il luogo di lavoro deve essere preparato (base stabile, superficie piana, spazio libero attorno). Terzo: chi usa la scala deve sapere come fare, punto.
Mi è capitato di trovare dipendenti che utilizzavano scale da anni senza sapere nemmeno come inclinarle correttamente. Non è colpa loro: è dei datori di lavoro che pensavano fosse una cosa “intuitiva”.
Gli errori che vedo ancora troppo spesso
Dal mio osservatorio privilegiato di sviluppatore di strumenti di valutazione dei rischi, noto che gli errori sono sempre gli stessi.
Primo errore: la scale appoggiata al muro senza angolazione corretta. La angolo di inclinazione ideale è di circa 75 gradi. Lo so che sembra complicato, ma non lo è: basta ricordare che la base deve distare dal muro circa un quarto dell’altezza della scala. Una scala di quattro metri? Base a un metro dal muro.
Secondo errore: il mancato assicuramento della scala in alto. Spesso le scale non sono legate o bloccate al punto di appoggio superiore, soprattutto quando l’uso è “occasionale” e il lavoratore non vuole “perdere tempo”.
Terzo errore, il più sottovalutato: lavorare con una sola mano. Lo vedo continuamente. Qualcuno sale con una scala portatile tenendo una mano libera per lavorare, pensando di poter scendere velocemente in caso di bisogno. È esattamente il contrario di quello che bisogna fare.
Ho seguito il caso di un lavoratore che doveva semplicemente staccare una lampadina. Cadde da un’altezza di tre metri perché tentò di reggersi con una mano mentre usava l’altra per aggiustare la lampada. Tre metri. Sembrerebbero pochi, ma le conseguenze furono serie.
Come organizzarsi davvero in azienda
Se gestite un’azienda dove le scale vengono utilizzate, anche raramente, ecco cosa dovete fare concretamente.
Numero uno: designate una persona responsabile della manutenzione delle scale. Deve controllare periodicamente che non ci siano gradini rovinati, che le giunture siano solidali, che i sistemi di bloccaggio funzionino. Non serve essere un tecnico: serve rigore.
Numero due: fate una formazione di base. Non serve una giornata intera, bastano due ore con un tecnico della sicurezza. Vi mostrerà come posizionare correttamente la scala, come usarla, quali errori evitare. Cambierà tutto.
Numero tre: documentate tutto. Quando avete fatto la formazione, quando avete controllato le scale, chi le usa. Sembra burocrazia, ma è esattamente quello che un ispettore cercherà in caso di infortunio o controllo.
Nel caso dell’azienda alimentare che vi raccontavo, dopo questa semplice organizzazione, i dati di sicurezza migliorarono notevolmente. Non perché i lavoratori facessero cose più difficili, ma perché le facevano nel modo giusto.
La responsabilità non scade con l’occasionalità
Voglio essere diretto: la legge non perdona negligenza basata sulla frequenza. Se un lavoratore si infortuna su una scala, la prima cosa che un inquirente verificherà è se c’era formazione, se la scala era conforme, se il posto di lavoro era preparato.
Non importa se quella scala era usata ogni giorno o una volta al mese. La responsabilità del datore di lavoro è la stessa, e lo so bene perché ho visto come vanno le cose quando questa responsabilità viene ignorata.
Il mio consiglio, basato su venti anni di esperienza, è semplice: non pensate alla sicurezza come a un costo, ma come a una prevenzione. Un’ora di formazione, il controllo regolare delle scale, il rispetto delle procedure: sono investimenti minimi che vi proteggono sia dal punto di vista legale che umano.
Perché alla fine, quando scrivete nel registro degli infortuni, non c’è differenza tra chi cade dalla scala usata occasionalmente e chi cade da quella usata ogni giorno. Le conseguenze sono le stesse.

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